The reality of trend-focussed shopping

Il notevole incremento della produzione tessile degli ultimi anni ha portato anche a un drammatico aumento dei rifiuti generati sia durante la fase di produzione che in quella di post-produzione.

Si stima che ogni anno 92 milioni di tonnellate di indumenti vengano gettate nelle discariche, una cifra impressionante se si considera che ogni anno vengono prodotti circa 100 miliardi di indumenti. Per fare un paragone, ogni secondo arriva in discarica un camion della spazzatura pieno di indumenti. Il volume di indumenti scartati oggi è inimmaginabile, conseguenza della scarsa qualità dei prodotti, del rapido ricambio e della sovrapproduzione. In media,

Negli Stati Uniti, ogni anno un consumatore smaltisce circa 37 kg di vestiti. In queste discariche di rifiuti tessili predominano capi che difficilmente resistono a più di cinque utilizzi prima di deteriorarsi o sbiadire.

Un capo di abbigliamento in fibre miste, in particolare se composto principalmente da materiali sintetici, può impiegare oltre 200 anni per decomporsi. Durante questo lungo processo di decomposizione, sostanze inquinanti nocive vengono rilasciate nell'aria, mentre coloranti e sostanze chimiche si infiltrano nel terreno, contribuendo al degrado ambientale. Le conseguenze vanno oltre lo spreco immediato, avendo un impatto sugli ecosistemi e sulla salute umana.

Solo circa il 12% degli indumenti nelle grandi discariche tessili è idoneo al riciclo e solo l'1% viene effettivamente riciclato in nuovi capi. I marchi di fast fashion in genere producono articoli realizzati con un mix di materiali, il che li rende estremamente difficili, se non impossibili, da riciclare. Quando un capo contiene più materiali, decorazioni, costruzioni, resine o finiture, la prospettiva del riciclo diventa praticamente irrealizzabile. Affinché un capo tessile possa essere decostruito e riutilizzato in modo efficace, ad esempio per creare nuovi fili per un altro capo, deve essere realizzato con un unico materiale, il che è una rarità nel mercato odierno, data la richiesta dei consumatori di texture e finiture diverse.

Sebbene stiano emergendo diverse alternative per sostituire le sostanze chimiche e le composizioni sintetiche e ottenere questi effetti, questa transizione è ancora agli inizi. Innovazioni come tessuti di origine biologica e coloranti naturali stanno iniziando a farsi strada sul mercato, ma la loro adozione su larga scala rimane una sfida.

Le aziende di fast fashion sono le principali responsabili di questa crisi, sfornando settimanalmente micro-collezioni che creano un senso di urgenza travolgente nei consumatori, spingendoli ad acquistare nuovi prodotti, spesso dimenticando di aver acquistato articoli simili la settimana precedente e trascurando la notevole quantità di articoli già accumulati nei loro guardaroba, intatti e dimenticati. Questo ciclo perpetua una cultura dell'usa e getta che è dannosa non solo per l'ambiente, ma anche per i valori sociali in materia di consumo e sostenibilità.

- Michelle

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